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Riva a Feriolo

 

EUGENIO GIGNOUS

Milano 1850 - Stresa 1906

 

Olio su tela, 37 x 45.4 cm

Inv.: 51 Q

Firmato in basso a sinistra: "E. Gignous"

Provenienza: Codogno, Collezione Carlo Lamberti

 

Bibliografia: Raccolta Lamberti, Codogno 1973.

 

Eugenio Gignous è, insieme a Filippo Carcano, uno dei più autentici pittori di paesaggio dell'Ottocento lombardo; ma Gignous si mantenne lontano dal verismo del Carcano, elaborando un linguaggio del tutto personale improntato a un "neo-naturalismo unico, irripetibile, che [... ] vanta un'indubbia unicità nell'ambito della pittura di paese" (Colombo, 1985).  Le sue prime prove indicano già una propensione per la pittura "eri plein air" piuttosto che per l'atelier accademico, ma è solo a partire dal 1870, con la conoscenza e la frequentazione di Tranquillo Cremona - tra i due nascerà anche una profonda amicizia - che il suo stile si precisa in direzione di un'adesione convinta e conquistata passo a passo alla scapigliatura.  L'altro grande polo di attrazione della sua poesia è il romanticismo di Fontanesi, cui si deve l'intonazione più intima dei suoi paesaggi e quella particolare visione malinconica della natura che lo caratterizza.

Nel 1879 Filippo Carcano, frequentatore del Lago Maggiore, vi portò Gignous, e fu un incontro fatale.  Tornò più volte in quei luoghi finché non vi si stabilì definitivamente nel 1887.  Da quel momento e fino alla morte ebbe una vastissima produzione di paesaggi del Lago Maggiore, tra i quali numerose vedute di Feriolo, alcune delle quali esposte alla Promotrice di Torino del 1900, e alla Società di Belle Arti di Milano nel 1901 e nel 1902 (Nicholls, 1986).  Una datazione tarda per il dipinto Lamberti è giustificata anche dalla tecnica, a pennellate larghe e noncuranti, con il colore non uniforme, graffiato, e dove affiora in alcune parti la tela non dipinta.

Eppure è in opere come questa che egli raggiunge una perfetta sintesi di forma e colore, una sinfonia cromatica fatta di verdi umidi da sottobosco, di grigi ambrati, di ocra maturi e pallidi cilestrini che esprimono la profonda intimità con la natura di marca schiettamente fontanesiana. Del tutto appropriato al dipinto di Codogno il giudizio che diede Enrico Somaré (riportato da Nicholls, 1986) di una veduta tipica di questo periodo: "La vibrazione dei particolari è intensa e l'unità stilistica del quadro appare singolarmente perfetta".

Di questa Riva a Feriolo è noto anche un disegno, forse lo schizzo preso direttamente sul posto, recentemente pubblicato da Paul Nicholls (1986).