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Quando, giusto vent’anni orsono, Giuseppe Novello mi parlò del suo amico Carlo Lamberti nei suoi due aspetti di generoso benefattore e di intelligente collezionista, non potrei fare a meno, facendo leva su di un’innata passione per l’arte, di entusiasmarmi all’idea di poter creare a Cotogno un’esposizione permanente di pittura. Il piano nobile del palazzo di Via Cavallotti era in via di restauro ed in tre di quelle sale il Consiglio Direttivo della Fondazione Lamberti aveva deciso, dopo undici ani dalla scomparsa del fondatore, di dar attuazione al suo desiderio testamentario. Da parte mia la figura di Carlo Lamberti era assai sfumata, e si limitava alla fugace visione di un distinto signore appoggiato alla sua Lancia Flaminia grigio scuro che contemplava il paesaggio della nostra bassa, mentre in un afoso pomeriggio estivo mi recavo in bicicletta da Caselle Landi a Castelnuovo Bocca d’Adda. Novello invece lo conosceva molto bene, anche nella sua veste di pittore di una certa classe, con opere che hanno figurato alla “Permanente “ di Milano, e me ne parlava, coinvolgendomi nei primi lavori pratici di controllo e classificazione delle varie opere fino ad allora conservate in alcuni ripostigli. Fu lui, il nostro grande artista concittadino, che mi onorava della sua amicizia, a dividere i quadri nelle tre sale disponibili per la creazione della Raccolta d’Arte Carlo Lamberti, come desiderò subito chiamarla. Quante sere, passate nel palazzo di Via Cavallotti, con i collaboratori della Pro Loco, per sistemare i quadri nel modo più razionale possibile, e con Novello, continuamente invitato a rimanere seduto per non stancarsi troppo, a dare suggerimenti e consigli. L’inaugurazione avvenne nel mese di novembre del 1973 e da allora sono passati quasi due decenni: Novello è scomparso più che novantenne nel 1988 e la Raccolta Lamberti è stata notevolmente incrementata con il suo lascito, praticamente tutti i quadri che arredavano la sua bella casa natale di Via Roma ed altri ancora donati dalle sue nipoti ed eredi Maria e Carla Zucchelli. La fondazione, assai opportunamente, mise a disposizione del “Museo di Cotogno”le altre sale del piano per dare un’accoglienza degna ai nuovi arrivi. Altre serate di lavoro con gli amici della Pro Loco a cui è affidata la gestione della Raccolta, per sistemare il tutto, cercando di lasciare il medesimo ordine di accostamento di casa Novello, per rispettare il più possibile il gusto e la sensibilità del donatore. Ed ora ecco, finalmente, questa pubblicazione bella e completa con le schede di tutte le opere attualmente presenti grazie alla competenza e bravura dell’amico Mario Ma rubbi che si è dimostrato assai versatile, da vero studioso, nel passare della prediletta arte antica a quella dell’ottocento e del novecento. Un ringraziamento particolare anche alla Cassa Rurale ed Artigianale del Basso Lodigiano, non nuova a queste opere meritorie di valorizzazione del nostro territorio e dei suoi uomini più illustri. Anche oggi, dopo tanti anni di assidua frequentazione, amo soffermarmi nelle sale della Raccolta d’ Arte Lamberti, dedicate ognuna ad una artista codognese, per respirarne l’atmosfera ovattata e la sensibilità di chi la ha voluta con tanta fermezza che aleggia nei vari ambienti tanto bene affrescati ed arredati. Ritengo che tale atmosfera venga recepita sia dai visitatori occasionali, che da chi vi conviene per qualche manifestazione culturale ivi organizzata. Alzo gli occhi, li poso sul ritratto di Novello dipinto da Giorgio Belloni, sulla “lettrice”di Angelo Pietrasanta, su “Le curiose” di Tranquillo Cremona, su “Il Teatro Sociale di Codogno”di Giuseppe Novello. Mi sembra di essere in salotto della nostra Città, dove le porte possono aprirsi da un istante all’altro e veder entrare Pietro Belloni Betti, Enrico Groppi, Alessandro Bertamini o Carlo Lamberti con indosso la vestaglia da pittore, quella nobile figura di concittadino che ha reso possibile questo vero fiore all’occhiello della cultura e della storia, non solo codognese.
Emilio Gnocchi Curatore della Raccolta d'Arte della Fondazione Lamberti e Presidente della Pro Loco di Codogno |
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Il
16 luglio 1961, all'età di ottantatre anni, Carlo
Lamberti moriva nella sua cascina di Po Morto presso Caselle Landi. Durante la sua esistenza, ma in particolare nei primi decenni del
secolo, era stato un fine collezionista di arte moderna e contemporanea:
dipinti soprattutto, che custodiva nel suo palazzo di Codogno.
Egli stesso pittore e amico di artisti, aveva fatto dell'arte la
più grande passione della sua vita. Privo di eredi, fin dal 1948 si preoccupò che la sua preziosa
collezione non andasse dispersa e che potesse rimanere nella sede più
appropriata: quel palazzo di via Cavallotti a Codogno dove aveva vissuto
e i cui interni compaiono più volte negli sfondi dei quadri di amici
quali Piero Belloni Betti o Giuseppe Novello. Novello fu il solo cui Lamberti, a ricordo di una profonda
amicizia, lasciò in eredità alcune opere, senza poter immaginare che
l'amico, a sua volta, e con altrettanta illuminata generosità, avrebbe
lasciato alla istituente pinacoteca numerose opere sue e di Giorgio
Belloni e si sarebbe inoltre prodigato perché altri pittori suoi
contemporanei e amici lasciassero alla Raccolta d'Arte Lamberti (così
Novello la volle chiamare) testimonianze significative della loro arte. Alla morte di Carlo Lamberti
era ancora valido il testamento del 5 dicembre 1948 dal quale stralciamo
qualche passo significativo: "Nomino mio erede generale un Istituto
di nuova fondazione che dovrà aver sede nel mio Palazzo di via
Cavallotti in Codogno e che prenderà il nome di Fondazione Lamberti.
Detta fondazione avrà lo scopo di provvedere alla educazione di
bambine povere, con preferenza per quelle senza genitori. La gestione
della fondazione dovrà essere affidata all'Istituto delle Figlie
dell'Oratorio che ne godrà le rendite e le adopererà secondo i fini
della istituente fondazione". Veniva poi fissato il numero dei membri del consiglio
d'amministrazione, cinque, tra cui il parroco di Codogno nella persona
di monsignor Giuseppe Gennari, che avrebbe dovuto gestire il cospicuo
patrimonio del testatore: terreni, proprietà immobili, depositi,
azioni. Quindi
veniva stabilito che le Figlie dell'Oratorio, con le piccole
ospiti che potevano provenire solo dai comuni di Codogno e di Caselle
Landi, avrebbero dovuto risiedere nel palazzo di via Cavallotti. La fondazione avrebbe poi riconosciuto tra i suoi primi atti
alcune volontà del Lamberti: oro, gioielli e le due pellicce sarebbero
andati a un cugino, l'argenteria e i servizi di porcellana e terraglia a
un amico, alcune somme considerevoli alle domestiche e all'autista. In particolare, si legge tra i legati testamentari: "Al mio
amico Dr. Giuseppe Novello l'acquerello di Tranquillo Cremona (testina)
ed i bronzi di Paolo Troubetzkoy". Inoltre, "desidero che i due quadri di Tranquillo Cremona
intitolati: Le Curiose e Studiando
la lezione rimangano nel mio Palazzo in codogno e così pure tutti
gli altri miei dipinti". E
questo l'atto formale di nascita della Raccolta Lamberti. La cospicua donazione a favore delle Figlie dell'Oratorio, e
quindi ad opere caritatevoli, doveva significare agli occhi di monsignor
Gennari come una conversione estrema del Lamberti che, a detta di chi lo
conobbe, non fu certo uomo di chiesa. Nell'epigrafe funeraria, da lui dettata, non volle tuttavia
cancellare del tutto le ombre del passato pur tessendo un sincero elogio
del defunto: "Carlo Lamberti con gesto munifico avvalorante tutta
una vita lasciò i suoi beni al cristiano e felice avvenire di fanciulle
povere". I
ricordi di Carlo Lamberti che oggi tentiamo di far
riemergere sono piuttosto sbiaditi. Per la dispersione dei suoi effetti personali nessuno scritto
autografo ci è giunto che possa illuminarci sulla sua persona. Non ebbe una vita pubblica, fu anzi piuttosto riservato e i pochi
tratti che di lui ci rimangono si devono ai ricordi dei pochi intimi che
lo conobbero. Figlio unico
di Luigi Lamberti e Leopolda Cattaneo, Carlo nacque a Codogno il 2
novembre 1878. Il padre,
benestante, aveva accumulato una discreta ricchezza con la conduzione
dei fondi della Maiocca e del Po Morto. La posizione della famiglia era sancita visivamente dal palazzo
di Codogno con ampio parco sulla centralissima via Cavallotti, a due
passi dalla piazza della chiesa. Eppure
l'infanzia del giovane Carlo non dovette essere tanto spensierata. La madre, l'affettuosa Polda, morì nel 1887 a soli trentatré
anni: Carlo allora non ne aveva ancora compiuti nove. Quel vuoto di affetto, che non poteva essere colmato dalla figura
autoritaria
del padre, alimentò in lui una innata sensibilità d'animo che lo formò
a quel carattere schivo e riservato che fu il tratto saliente della sua
personalità. Le agiate
condizioni di famiglia lo sollevarono dai problemi quotidiani e
dall'esercizio di ogni attività lavorativa.
Neppure mostrò troppo interesse per gli studi visto che non
conseguì alcuna laurea, ma negli anni a venire fu comunque oculato
amministratore dei suoi beni. Ai
tempi della grande bonifica del Basso Lodigiano si era anche occupato
personalmente della situazione del fondo di Po Morto, ma sempre con
grande distacco. La sua
unica passione rimaneva la pittura, ma era un interesse incompreso e non
condiviso dal padre. Forse
anche per questo motivo i rapporti tra i due non furono buoni, non tanto
almeno che Carlo dovesse serbarne cari ricordi. In età matura non parlò mai di lui ad amici e conoscenti. Alla morte del padre, avvenuta nel 1910, Carlo Lamberti veniva a
disporre di un cospicuo patrimonio e a partire da quel momento la sua
figura di collezionista cominciava a prendere spessore. A quell'epoca risalgono anche le sue prime prove come pittore. Insieme all'amico Piero Belloni Betti soggiornava sulle montagne
di Rovetta, dove i due dipingevano e andavano a far visita ad Arturo
Tosi. Purtroppo le poche
opere rimaste del Lamberti non portano alcuna indicazione di data, così
che risulta difficile scalarle nel tempo.
Tuttavia il suo stile, caratterizzato da una pennellata veloce e
sintetica che deposita sul supporto una materia densa e grumosa,
testimonia l'importanza dell'influenza tosiana e lascia intendere che i
suoi inizi di pittore risalgano al primo decennio del secolo,
contemporaneamente al suo interesse per il collezionismo che è
documentato almeno dal 1905 con un paesaggino donatogli da Piero Belloni
Betti. Probabilmente fin da
allora, poco più che ventenne, Lamberti avrà pensato di creare una sua
raccolta di dipinti, di cui forse un nucleo era già presente nel
palazzo di via Cavallotti: quasi certamente dovevano far parte
dell'arredo della casa le due tele con vedute settecentesche, così
lontane dal suo gusto. Come
ci sembrano estranei, o forse documentano solo uno stadio iniziale della
sua passione per l'arte, i quattro dipinti antichi a soggetto
sacro: un genere per il quale i Lamberti non rivelò in seguito alcun
interesse che tuttavia non volle alienare dalla sua collezione che andò
sempre più configurandosi con una raccolta quasi esclusivamente
circoscritta alla pittura codognese dell'Otto e Novecento Proprio per la
loro atipicità abbiamo voluto mantenere questa separazione anche in sede
critica, trattandone brevemente e rinunciando alla redazione di singole
schede. I due dipinti settecenteschi, una Battaglia
e una Marina, sono ne gusto del paesaggio fantastico dell'epoca ma di
fattura modesta. Qualche
interesse maggior rivestono la Sacra
famiglia con S. Lucia, una piccola tela di scuola lombarda della metà
de Cinquecento, e due bozzetti del XVII secolo: una Circoncisione,
probabilmente di ambito morazzoniano per l'eleganza delle figure allungate nelle pose tipiche del maestro, e un Sacrificio
di Isacco, dove la luce che spiove drammatica sulle spalle del
giovane di contro a un cielo livido dichiara l'origine ceranesca del suo
autore. In entrambi i casi
si trattava di bozzetti, cioè di piccole prove che venivano sottoposte
al giudizio dei committenti per poi servire da modello all'opera finale.
Un'opera finita era invece la settecentesca
Madonna col Bambino, di compassato rigore accademico e di stretta
matrice devozionale che si esprime mediante schemi di lontana origine
reniana. Non è possibile
sapere quante e quali di queste opere vennero acquisite da Lamberti
oppure furono ereditate dal padre.
Ad accreditare la seconda ipotesi, almeno per alcuni di questi
dipinti, depone il fatto che il palazzo di famiglia non doveva essere
privo di testimonianze artistiche visto che Lamberti possedeva una
collezione di ceramiche, certamente ereditate dal padre, e una raccolta
di stampe di cui alcune a soggetto sacro - e delle quali si conserva
ancora un'incisione della raffaellesca Madonna
della Seggiola - anch'esse quasi sicuramente appartenenti all'eredità
paterna. A prescindere da questo gruppo,
l'interesse di Lamberti collezionista pare orientarsi verso i pittori
contemporanei suoi concittadini, sia per la conoscenza diretta di Piero
Belloni Betti, di Giorgio Belloni e di Giuseppe Novello, sia per la
relativa facilità ad acquistarne le opere. E’ comunque significativo
che iniziando la sua collezione presumibilmente intorno al 1910, cioè
in coincidenza con la morte del padre e con la conseguente disponibilità
finanziaria, Lamberti si preoccupasse di collocarla in un contesto
storico raccogliendo opere di pittori codognesi dell'Ottocento quali
Angelo Pietrasanta, Costantino Borsa e Alessandro Bertamini. Tutti pittori che egli non poté conoscere personalmente e dei
quali le famiglie più in vista del borgo conservavano gelosamente
ritratti e caricature di genitori e di nonni. Di Costantino Borsa, un hayeziano poco noto, Lamberti riuscì a
procurarsi un bel ritratto femminile.
Del Pietrasanta alcuni acquerelli con sti-idi di costumi, un paio
di bozzetti e una grande tela con la fascinosa Lettrice. Del Bertamini possedeva invece una serie numerosa di
caricature, ma alcune di queste - come pure qualche tavoletta di Belloni
Betti - sono andate perdute nel periodo trascorso tra la morte del
Lamberti e l'istituzione ufficiale della pinacoteca. Una grande cornice
contenente i,fogli del Bertamini e un piccolo quadro con un acquerello
di Pietrasanta compaiono appesi alle spalle del Lamberti nel ritratto
che gli fece Novello nel 1925 e che costituisce il terminus
ante quem per la loro acquisizione. Con il definitivo affrancamento dal padre gli
interessi più autentici di Carlo Lamberti ebbero finalmente modo di
esprimersi: a parte la già ricordata attività di pittore, cui si
dedicava di preferenza nella cascina Po Morto ritraendo la solitudine
della campagna padana, si facevano più frequenti le sue andate a Milano
per visitare esposizioni e mostre d'arte, ma anche per frequentare la
Scala: la musica era infatti l'altra sua grande passione. t nel vivace
ambiente milanese che Lamberti conosce artisti alla moda come Paul
Troubetzkoy o complesse figure di mercanti-pittori come Alberto e
Vittore Grubicy che, oltre ad influire profondamente sui gusti del
giovane collezionista, compariranno più o meno direttamente nella sua
raccolta. Dai pochi indizi
di cui disponiamo si ha la sensazione che Vittore Grubicy fosse l'uomo
di fiducia di Lamberti cui egli si affidava nell'acquisto di opere
importanti. 1 rapporti tra i due, anche se non vi è evidenza
documentaria, sono confermati per le opere di Cremona e Gignous. Infatti, benché per i due bellissimi e noti acquerelli che
costituiscono i pezzi più alti della Raccolta non vi sia alcuna
indicazione di provenienza, per gli altri due dipinti di Cremona un
tempo appartenuti al Lamberti, questa è chiaramente indicata in una
nota autografa dello stesso Grubicy scritta sul retro. L'acquerello più noto della serie è certamente High
Life oggi conservato nella Galleria d'Arte Moderna di Milano.
La lunga nota esplicativa apposta sul retro dal Grubicy è
importante per conoscere le vicende dell'opera stessa. "Questo acquerello High
Life - scrive Vittore Grubicy - fu eseguito da T. Cremona nel 1876,
abbinato al suo pendant Le Page
boudeur. Subito dopo la
morte dell'artista (giugno 1878) il poeta e scrittore Carletto Borghi,
fratello del comm. Fedele
Borghi, cominciò a comperare Le
Page boudeur riservandosi ad un'annata successiva l'acquisto del
compagno. Ma, venuto a
Milano il grande amatore di questi tempi j. S. Forbes di Londra,
malgrado un prezzo altissimo richiesto, perché non comperasse
quest'opera e la lasciasse al Borghi - ne divenne proprietario alla fine
del 1878 e la tenne per oltre un quarto di secolo sino alla sua morte. Nel 1888 alla grande "Italian Exhibition in London" i
due pendant di Cremona vennero ancora una volta riuniti per gentile
prestazione dei rispettivi proprietari comm. Fedele Borghi di Milano e j. S. Forbes Esq.re di Londra (vedi
catalogo illustrato). Nel
1900 poi all'Esposizione "La Pittura Lombarda del secolo XIX"
(vedi relativo catalogo illustrato) figura il solo Page
boudeur perché il compagno era in possesso del Forbes a Londra.
Finalmente dopo 32 anni di assenza rientra in patria per
richiesta del signor Carlo Lamberti di Codogno. Milano corso P. Vittoria 12, lì 10 marzo 1912 Vittorio Grubicy
de Dragon pittore." L'acquerello era dunque ancora di proprietà di
james States Forbes quando nel 1912 venne comperato da Carlo Lamberti,-
naturalmente con la mediazione di Vittore Grubicy. Questa specie di scambio continuo tra i clienti della ditta
Grubicy doveva essere un fenomeno piuttosto diffuso.Lo stesso Lamberti, in data imprecisata, cedette nuovamente High Life a Grubicy il quale poi donò l'acquerello al Comune di
Milano nel 1920, anche se nella monografia di A. Neppi del 1931 figurava
ancora erroneamente di proprietà Lamberti. t noto che Lamberti, per sua
stessa affermazione, avrebbe dovuto vendere dei dipinti importanti per
acquistare gli acquerelli del Cremona; ma i termini di questa
affermazione, oltre che confermare una sorta di turn over
delle opere, sono alquanto labili nel dettaglio e non è dato
conoscere quali dipinti avesse alienato in proposito. E’ invece
possibile precisare l'anno di acquisto degli acquerelli di Cremona, il
1912, sicuramente documentato per il solo High-Life,
ma anche indirettamente per Le
curiose e per la Testa di donna che erano esposte alla Biennale di Venezia del 1912
come di sua proprietà. Solo
Ripassando la lezione era
ancora di Grubicy, ma è probabile che Lamberti lo acquistasse subito
dopo la mostra. Da queste
vicende possiamo comunque ritenere un dato fondamentale, e cioè che
l'interesse di Lamberti per Tranquillo Cremona, ma come vedremo meglio
per l'intera Scapigliatura, fu immediato al suo affacciarsi sul mercato
d'arte milanese. Un altro
aspetto della vicenda è poi il rinvenimento del quarto acquerello già appartenuto
alla collezione di Carlo Lamberti. Si tratta di quella Testa
di donna, a mezzo busto, nella maniera franta e a macchie
dell'ultimo periodo esposta a Venezia nel 1912.
Nel 1961 venne ereditato, per legato testamentario di Carlo
Lamberti, da Giuseppe Novello. L'acquerello
riveste un discreto interesse documentario per la nota di Grubicy che in
questo caso coinvolge anche Eugenio Gignous, un pittore rappresentato
con un'opera nella Raccolta. "Questo acquerello -
scrive Vittore Grubicy sul retro - fu dato a me personalmente da T.
Cremona nel 1876. lo lo cedetti in cambio all'amico pittore Eugenio
Gignous che lo tenne sino alla sua morte. In fede Vittore Grubicy de
Dragon". Dopo la morte di Gignous egli dovette ritornarne in
possesso e in seguito, forse ancora nel 1912, lo vendette a Lamberti. La familiarità adombrata in questa nota con il pittore verbanese
significava probabilmente che Grubicy curava la vendita dei suoi quadri
a Milano e non farà dunque specie trovare nella Raccolta un suo dipinto, Riva
a Feriolo, che testimonia ancora una volta l'importanza di Grubicy -
provenienza quasi scontata per questo dipinto - quale fornitore
privilegiato di Carlo Lamberti. La
scelta di Gignous ribadisce inoltre l'interesse per la Scapigliatura
lombarda, anche se la conferma più significativa della predilezione di
Lamberti per le espressioni artistiche caratterizzate dallo sfaldamento
delle forme e delle superfici viene dal favore riservato a un altro
esponente della Scapigliatura: Paolo Troubetzkoy. Benché Lamberti non fosse particolarmente interessato alla
scultura, egli commissionò all'artista un proprio ritrattino in bronzo
a figura intera, ma anche uno ad olio, a mezzo busto, entrambi datati
1912. Forse il rapporto tra
i due, probabilmente avviato da Grubicy, dovette anche diventare
amichevole visto che Carlo Lamberti possedeva altre due opere di
Troubetzkoy. La prima è la
versione più antica, firmata e datata 1908, di Angelina
seduta con il cane- un'opera
di cui era nota solo la versione del 1911, ora presso la Galleria Tret'jakov
di Mosca, e il cui bozzetto in gesso è conservato nel Museo del
Paesaggio di Pallanza. Poiché un gruppo in bronzo con
questo titolo fu esposto alla VIII Esposizione Internazionale di Venezia
del 1909 non poteva trattarsi dell'esemplare oggi in Russia, come già
osservava Donatella Gavrilovich nel catalogo della recente mostra di
Verbania (1990), bensì - possiamo ora aggiungere - di questo già
appartenuto a Carlo Lamberti. L'altra
scultura è un Cane accovacciato del 1912, lo stesso anno dei ritratti.
Quello del cane fu un soggetto particolarmente caro a Troubetzkoy
che ne allevò alcuni esemplari durante il suo primo soggiorno a San
Pietroburgo. Del periodo
tra il 1903 e il 1905 sono noti alcuni bozzetti e statue di cani.
E' possibile che l'opera già appartenuta a Lamberti fosse nata
da un'idea di quegli anni, anche se gettata in bronzo solo più tardi.
Nel 1961 le due sculture passarono in eredità a Giuseppe Novello e si
trovano ora in collezioni private. Nei primi anni del nuovo secolo
Lamberti aveva stretto amicizia con Piero Belloni Betti e aveva
conosciuto Arturo Tosi. L'apprezzamento,
quasi unico, per Belloni Betti fu tempestivo e rivela ancora una volta
il suo fine intuito, soprattutto se confrontato con un giudizio espresso
da Arturo Tosi parecchi anni dopo.
In una lettera del 1949 indirizzata a Giuseppe Novello in
occasione della Mostra dei Pittori codognesi dell'Ottocento per la quale
Tosi aveva prestato alcune opere di Belloni Betti, scrisse: "20 ottobre.
Caro Novello colgo l'occasione di un mio amico per consegnargli
otto impressioni di Piero, perché ti giungano nel modo più sollecito
possibile. Per me sono cose
di primissimo ordine. lo non le avevo fatte incorniciare e credo che per
la data di novembre, da te indicatami, sia impossibile farlo. lo credo
che fissate su una tavola con un colore di tela o seta intonato
dovrebbero fare grandissimo effetto. Quello era veramente nato pittore! Puoi andare a ritirarle dal Dottor Giuseppe Vismara via Fratelli
Galba 9. Cordialissimi saluti. A. Tosi." Se l'amicizia con Piero Belloni
Betti fu profonda, ma breve per la morte prematura del pittore nel 1914,
i suoi rapporti col più famoso cugino, Giorgio Belloni, dovevano
mantenersi entro i confini di un doppio e signorile riserbo.
Eppure Lamberti doveva ammirare il più noto pittore codognese
dell'epoca e di fatto possedeva parecchi suoi dipinti. A lui aveva anche commissionato i ritratti postumi dei genitori,
ma probabilmente, pur apprezzandone l'opera, non poteva sfuggirgli
quell'aura di buon Ottocento che aleggia nei suoi quadri e che doveva
farlo apparire ai suoi occhi ormai fuori tempo. In seguito alla donazione Novello il numero dei dipinti di
Belloni conservati nella Raccolta si è notevolmente incrementato ed è
passato dai nove iniziali agli attuali ventiquattro, cui va aggiunto l'Auto,ritratto
nello studio di proprietà del Comune di Codogno ma ormai in
deposito permanente dal 1988. Si
tratta dunque della più vasta raccolta pubblica di opere di Giorgio
Belloni. Lamberti fu
estimatore anche di un altro giovane pittore codognese scomparso a soli
ventisei anni: Paolo Polenghi. Di
lui rimangono nella Raccolta quattro olii che ben documentano le sue
ricerche in un'area postimpressionista sulle tracce del suo maestro
Giuseppe Mentessi. A
partire dagli anni venti si fa sempre più assidua la frequentazione di
Giuseppe Novello. Una sua Fiera di Codogno del 1921 era già nella collezione Lamberti nel
1925 in quanto compare nel Ritratto
di Carlo Lamberti che il pittore era stato chiamato a dipingere. Un ritratto per tanti aspetti significativo dove Lamberti posa in
camice bianco, da pittore, come già aveva fatto qualche anno prima nel
quadro di Piero Belloni Betti, quasi a ribadire la sua più
autentica e mai soddisfatta vocazione di artista. Oltre alla Fiera di
Novello, seminascosta dal vaso di maiolica, sullo sfondo appesi alle
pareti sono riconoscibili gli acquerelli di Pietrasanta, le caricature
di Bertamini, un bozzetto di Piero Belloni Betti; a terra cornici vuote
e altri dipinti non ancora appesi. Di fatto, per quanto Lamberti non avesse mai smesso di dipingere,
questi anni corrispondono anche al suo maggior impegno nel campo della
produzione artistica. Forse
su pressione di Novello egli accettò di esporre una sua opera alla
Esposizione autunnale del 1924 alla Permanente di Milano. Al numero 294 del catalogo ufficiale della mostra figura infatti
Inverno di Carlo Lamberti, con ogni probabilità si tratta della tela
dal medesimo titolo-esposta nella Raccolta e che ritrae la cascina Po
Morto sotto la neve. A
conferma del rapporto amichevole che fin da quegli anni si era
instaurato tra Novello e il "signor Lamberti" - così lo
chiamava con il consueto signorile distacco - trascriviamo la dedica del
pittore rinvenuta su un foglietto incollato dietro al ritratto del 1925:
"Al caro Lamberti perché si ricordi non solo di essere un
bell'uomo ma anche dell'affezionatissimo amico Beppe Novello.
Codogno 1926". Il foglietto reca anche un
saggio precoce della sua vena umoristico-caricaturale: in alto a destra
è presente infatti una silografia in cui un cagnolino (un
"novello" appunto) espleta i suoi bisogni fisiologici sopra un
librone di diritto tenendo in bocca un pennello, spiritosa allusione
alla sua mancata carriera di dottore in giurispru denza e alla libertà
dell'artista. Attraverso
Novello, Lamberti ebbe modo di conoscere Mario Vellani Marchi,
Bernardino Palazzi, Ottavio Steffenini e il gruppo di Bagutta. Novello non mancava inoltre di portare a palazzo Lamberti
amici e conoscenti quali Riccardo Bacchelli o, più vicino a noi, Indro
Montanelli. La sua attività
di collezionista era però venuta meno, forse anche a causa delle
condizioni economiche che, pur buone, non permettevano acquisti
avventati. L'ultima opera
che entrò nella sua collezione fu Riva degli Schiavoni, di Novello, datata 1952. Alla sua morte, nel 1961, la collezione contava poco
più di una cinquantina di pezzi. Per
suo stesso volere i quadri e le altre opere, eccetto quelle lasciate a
Novello, avrebbero dovuto essere conservate nel palazzo di Codogno, ma
non pensò mai all'istituzione di una pinacoteca. Per la sua riservatezza non gli era sorta, forse, l'ambizione di
lasciare una così forte traccia di sé. Fu merito di Giuseppe Novello
intuire che quella preziosa collezione, per quanto settoriale e
numericamente limitata, poteva costituire il nucleo fondamentale di una
raccolta d'arte aperta al pubblico, forse prendendo lo spunto da quella
pionieristica Mostra dei pittori codognesi dell'Ottocento che lui stesso
aveva ordinato nel 1949 nel palazzo comunale di Codogno esponendo anche
alcuni pezzi di proprietà Lamberti. Novello dovette perseguire con impegno tale scopo, tanto che si
preoccupò anche di recuperare alcuni dipinti che dopo la morte di Carlo
Lamberti furono sottratti dai locali del suo palazzo. Acquistati a sue spese sul mercato antiquario vennero da lui
consegnati nel marzo 1967 al presidente della Fondazione monsignor
Gennari. Intanto la
Fondazione era stata riconosciuta e il suo statuto approvato con decreto
del Presidente della Repubblica in data- 12 luglio 1963. Poco dopo iniziavano i lavori di riadattamento al palazzo
secondo le esigenze dell'Istituto e perché fosse "eseguita la
volontà del signor Carlo Lamberti - scriveva monsignor Gennari a
Novello - di riunire in un decoroso ambiente tutte le opere che gli
appartennero". Terminati
i lavori, tre sale del piano nobile vennero destinate ad accogliere la
raccolta di quadri ordinata
da Giuseppe Novello con l'aiuto del segretario della Pro Loco Emilio
Gnocchi. Il 17 novembre
1973, in concomitanza con l'annuale Fiera di Codogno, la "Raccolta
d'Arte Carlo Lamberti" veniva ufficialmente aperta al pubblico alla
presenza del ministro per i Beni Culturali Camillo Ripamonti. L'impegno di Novello a favore della Raccolta non venne meno
neppure dopo che il suo progetto si era concretizzato: suo obiettivo era
che tutti i pittori codognesi vi fossero rappresentati, così nello
stesso anno di apertura della pinacoteca si era procurato un dipinto di
Enrico Groppi e nel 1978 aveva ottenuto da Luigi Brambati, che aveva
proprio allora esposto a Codogno, due dipinti "bretoni". Nel 1979 con altrettanta
generosità e lungimiranza la signora Maria Giulia Acerbi, che era stata
membro del consiglio della Fondazione, donava un ritratto di Arturo
Rietti e un paesaggio di Mario Vellani Marchi, due artisti che Carlo
Lamberti aveva conosciuto pur senza acquistare loro opere. Negli anni ottanta la Pro Loco di Codogno iniziava una serie
fortunata di esposizioni dedicate a pittori contemporanei, quasi sempre
amici di Novello e del gruppo legato ai galleristi Consonni della Ponte
Rosso di Milano, tra questi ricordiamo Pellini, Consadori, Pastorio,
Longaretti, Filocamo, Lanaro, dei quali Novello si procurò alcune opere
da destinare alla Lamberti. Per
legato testamentario di Giuseppe Novello, morto all'inizio di febbraio
del 1988, della sua ampia collezione venivano destinati alla Lamberti
tre suoi dipinti, quindici di Giorgio Belloni, uno di Vellani Marchi, un
pannello contenente quindici bozzetti di Piero Belloni Betti, il
ritratto di Belloni Betti dello scultore Leoni e il bronzo di
Troubetzkoy col ritratto di Carlo Lamberti che questi gli aveva lasciato
nel 1961. Il lascito veniva ulteriormente incrementato dalla donazione
di Carla e Maria Zucchelli comprendente un paesaggio di Arturo Tosi, uno
di Belloni Betti e il ritratto di Novello di Giorgio Tabet. A testimonianza di questo continuo incremento della
Raccolta si deve registrare un'ultima volontà di Novello che dava
indicazioni perché gli eredi conservassero per qualche tempo ancora
dopo la sua morte il Ritratto
della sorella Antonietta di Giorgio Belloni e ne facessero quindi donazione alla Raccolta
Lamberti. Per loro gentile
concessione riproduciamo il ritratto che sarà prossimamente destinato
alla Lamberti e che testimonia delle grandi doti di ritrattista di
Belloni. In seguito a
questi ultimi lasciti il numero dei dipinti della Raccolta è
considerevolmente aumentato. Per una migliore esposizione il
presidente della Pro Loco Emilio Gnocchi, che ha sostituito Novello
nella funzione di curatore della collezione, otteneva nel 1988 la
concessione di due nuove sale. Oggi, a trent'anni dalla
scomparsa di Carlo Lamberti, e a venti dall'istituzione della Raccolta
d'Arte, il patrimonio iniziale è quasi raddoppiato contando il numero
di novantatre pezzi, più quattro paesaggi di Carlo Lamberti non
esposti. Tuttavia si riscontra la stessa situazione di emergenza di
vent'anni fa, quando dalle colonne dei giornali locali si accoglieva con
vivo plauso l'istituzione della Raccolta d'Arte Lamberti ma se ne
lamentava il limitato orario di apertura alla sola mattinata del sabato. Ora che la Raccolta Lamberti occupa sette sale e che il suo
patrimonio si è notevolmente accresciuto, la visita è concessa solo
per appuntamento e su gentile assistenza dei volontari della Pro Loco.
Ben consci delle difficoltà gestionali e degli oneri che gravano
su tali istituzioni, dobbiamo però anche riconoscere, ed è il caso
della Lamberti, il loro profondo valore storico ed estetico e la loro
specificità caratterizzante che non può scadere a mera contingenza. Ora che l'intuizione di Carlo Lamberti ha trovato una sua
precisa configurazione è auspicabile che tutta la comunità codognese
riesca a gestire in modo razionale ed efficiente questo straordinario
patrimonio. In un contesto più ampio di
giacenze culturali e di riscoperta del territorio, dove negli ultimi
tempi si assiste a una considerevole richiesta di turismo culturale, la
Raccolta Lamberti può certamente ambire a una migliore collocazione
nella pur vivace articolazione dei musei lombardi.
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