Quando, giusto vent’anni orsono, Giuseppe Novello mi parlò del suo amico Carlo Lamberti nei suoi due aspetti di generoso benefattore e di intelligente collezionista, non potrei fare a meno, facendo leva su di un’innata passione per l’arte, di entusiasmarmi all’idea di poter creare a Cotogno un’esposizione permanente di pittura.

Il piano nobile del palazzo di Via Cavallotti era in via di restauro ed in tre di quelle sale il Consiglio Direttivo della Fondazione Lamberti aveva deciso, dopo undici ani dalla scomparsa del fondatore, di dar attuazione al suo desiderio testamentario.

Da parte mia la figura di Carlo Lamberti era assai sfumata, e si limitava alla fugace visione di un distinto signore appoggiato alla sua Lancia Flaminia grigio scuro che contemplava il paesaggio della nostra bassa, mentre in un afoso pomeriggio estivo mi recavo in bicicletta da Caselle Landi a Castelnuovo Bocca d’Adda.

Novello invece lo conosceva molto bene, anche nella sua veste di pittore di una certa classe, con opere che hanno figurato alla “Permanente “ di Milano, e me ne parlava, coinvolgendomi nei primi lavori pratici di controllo e classificazione delle varie opere fino ad allora conservate in alcuni ripostigli.

Fu lui, il nostro grande artista concittadino, che mi onorava della sua amicizia, a dividere i quadri nelle tre sale disponibili per la creazione della Raccolta d’Arte Carlo Lamberti, come desiderò subito chiamarla. Quante sere, passate nel palazzo di Via Cavallotti, con i collaboratori della Pro Loco, per sistemare i quadri nel modo più razionale possibile, e con Novello, continuamente invitato a rimanere seduto per non stancarsi troppo, a dare suggerimenti e consigli.

L’inaugurazione avvenne nel mese di novembre del 1973 e da allora sono passati quasi due decenni: Novello è scomparso più che novantenne nel 1988 e la Raccolta Lamberti è stata notevolmente incrementata con il suo lascito, praticamente tutti i quadri che arredavano la sua bella casa natale di Via Roma ed altri ancora donati dalle sue nipoti ed eredi Maria e Carla Zucchelli. La fondazione, assai opportunamente, mise a disposizione del “Museo di Cotogno”le altre sale del piano per dare un’accoglienza degna ai nuovi arrivi.

Altre serate di lavoro con gli amici della Pro Loco a cui è affidata la gestione della Raccolta, per sistemare il tutto, cercando di lasciare il medesimo ordine di accostamento di casa Novello, per rispettare il più possibile il gusto e la sensibilità del donatore.

Ed ora ecco, finalmente, questa pubblicazione bella e completa con le schede di tutte le opere attualmente presenti grazie alla competenza e bravura dell’amico Mario Ma rubbi che si è dimostrato assai versatile, da vero studioso, nel passare della prediletta arte antica a quella dell’ottocento e del novecento.

Un ringraziamento particolare anche alla Cassa Rurale ed Artigianale del Basso Lodigiano, non nuova a queste opere meritorie di valorizzazione del nostro territorio e dei suoi uomini più illustri.

Anche oggi, dopo tanti anni di assidua frequentazione, amo soffermarmi nelle sale della Raccolta d’ Arte Lamberti, dedicate ognuna ad una artista codognese, per respirarne l’atmosfera ovattata e la sensibilità di chi la ha voluta con tanta fermezza che aleggia nei vari ambienti tanto bene affrescati ed arredati.

Ritengo che tale atmosfera venga recepita sia dai visitatori occasionali, che da chi vi conviene per qualche manifestazione culturale ivi organizzata. Alzo gli occhi, li poso sul ritratto di Novello dipinto da Giorgio Belloni, sulla “lettrice”di Angelo Pietrasanta, su “Le curiose” di Tranquillo Cremona, su “Il Teatro Sociale di Codogno”di Giuseppe Novello.

Mi sembra di essere in salotto della nostra Città, dove le porte possono aprirsi da un istante all’altro e veder entrare Pietro Belloni Betti, Enrico Groppi, Alessandro Bertamini o Carlo Lamberti con indosso la vestaglia da pittore, quella nobile figura di concittadino che ha reso possibile questo vero fiore all’occhiello della cultura e della storia, non solo codognese. 

 

Emilio Gnocchi

Curatore della Raccolta d'Arte della Fondazione Lamberti

e Presidente della Pro Loco di Codogno

 

 

Il 16 luglio 1961, all'età di ottantatre anni, Carlo Lamberti moriva nella sua cascina di Po Morto presso Caselle Landi. Durante la sua esistenza, ma in particolare nei primi decenni del secolo, era stato un fine collezionista di arte moderna e contemporanea: dipinti soprattutto, che custodiva nel suo palazzo di Codogno. Egli stesso pittore e amico di artisti, aveva fatto dell'arte la più grande passione della sua vita. Privo di eredi, fin dal 1948 si preoccupò che la sua preziosa collezione non andasse dispersa e che potesse rimanere nella sede più appropriata: quel palazzo di via Cavallotti a Codogno dove aveva vissuto e i cui interni compaiono più volte negli sfondi dei quadri di amici quali Piero Belloni Betti o Giuseppe Novello. Novello fu il solo cui Lamberti, a ricordo di una profonda amicizia, lasciò in eredità alcune opere, senza poter immaginare che l'amico, a sua volta, e con altrettanta illuminata generosità, avrebbe lasciato alla istituente pinacoteca numerose opere sue e di Giorgio Belloni e si sarebbe inoltre prodigato perché altri pittori suoi contemporanei e amici lasciassero alla Raccolta d'Arte Lamberti (così Novello la volle chiamare) testimonianze significative della loro arte.

Alla morte di Carlo Lamberti era ancora valido il testamento del 5 dicembre 1948 dal quale stralciamo qualche passo significativo: "Nomino mio erede generale un Istituto di nuova fondazione che dovrà aver sede nel mio Palazzo di via Cavallotti in Codogno e che prenderà il nome di Fondazione Lamberti.  Detta fondazione avrà lo scopo di provvedere alla educazione di bambine povere, con preferenza per quelle senza genitori. La gestione della fondazione dovrà essere affidata all'Istituto delle Figlie dell'Oratorio che ne godrà le rendite e le adopererà secondo i fini della istituente fondazione". Veniva poi fissato il numero dei membri del consiglio d'amministrazione, cinque, tra cui il parroco di Codogno nella persona di monsignor Giuseppe Gennari, che avrebbe dovuto gestire il cospicuo patrimonio del testatore: terreni, proprietà immobili, depositi, azioni. Quindi veniva stabilito che le Figlie dell'Oratorio, con le piccole ospiti che potevano provenire solo dai comuni di Codogno e di Caselle Landi, avrebbero dovuto risiedere

nel palazzo di via Cavallotti. La fondazione avrebbe poi riconosciuto tra i suoi primi atti alcune volontà del Lamberti: oro, gioielli e le due pellicce sarebbero andati a un cugino, l'argenteria e i servizi di porcellana e terraglia a un amico, alcune somme considerevoli alle domestiche e all'autista. In particolare, si legge tra i legati testamentari: "Al mio amico Dr. Giuseppe Novello l'acquerello di Tranquillo Cremona (testina) ed i bronzi di Paolo Troubetzkoy". Inoltre, "desidero che i due quadri di Tranquillo Cremona intitolati: Le Curiose e Studiando la lezione rimangano nel mio Palazzo in codogno e così pure tutti gli altri miei dipinti". E questo l'atto formale di nascita della Raccolta Lamberti. La cospicua donazione a favore delle Figlie dell'Oratorio, e quindi ad opere caritatevoli, doveva significare agli occhi di monsignor Gennari come una conversione estrema del Lamberti che, a detta di chi lo conobbe, non fu certo uomo di chiesa. Nell'epigrafe funeraria, da lui dettata, non volle tuttavia cancellare del tutto le ombre del passato pur tessendo un sincero elogio del defunto: "Carlo Lamberti con gesto munifico avvalorante tutta una vita lasciò i suoi beni al cristiano e felice avvenire di fanciulle povere".

I ricordi di Carlo Lamberti che oggi tentiamo di far riemergere sono piuttosto sbiaditi. Per la dispersione dei suoi effetti personali nessuno scritto autografo ci è giunto che possa illuminarci sulla sua persona. Non ebbe una vita pubblica, fu anzi piuttosto riservato e i pochi tratti che di lui ci rimangono si devono ai ricordi dei pochi intimi che lo conobbero. Figlio unico di Luigi Lamberti e Leopolda Cattaneo, Carlo nacque a Codogno il 2 novembre 1878.  Il padre, benestante, aveva accumulato una discreta ricchezza con la conduzione dei fondi della Maiocca e del Po Morto. La posizione della famiglia era sancita visivamente dal palazzo di Codogno con ampio parco sulla centralissima via Cavallotti, a due passi dalla piazza della chiesa. Eppure l'infanzia del giovane Carlo non dovette essere tanto spensierata. La madre, l'affettuosa Polda, morì nel 1887 a soli trentatré anni: Carlo allora non ne aveva ancora compiuti nove. Quel vuoto di affetto, che non poteva essere colmato dalla figura autoritaria del padre, alimentò in lui una innata sensibilità d'animo che lo formò a quel carattere schivo e riservato che fu il tratto saliente della sua personalità. Le agiate condizioni di famiglia lo sollevarono dai problemi quotidiani e dall'esercizio di ogni attività lavorativa.  Neppure mostrò troppo interesse per gli studi visto che non conseguì alcuna laurea, ma negli anni a venire fu comunque oculato amministratore dei suoi beni. Ai tempi della grande bonifica del Basso Lodigiano si era anche occupato personalmente della situazione del fondo di Po Morto, ma sempre con grande distacco. La sua unica passione rimaneva la pittura, ma era un interesse incompreso e non condiviso dal padre. Forse anche per questo motivo i rapporti tra i due non furono buoni, non tanto almeno che Carlo dovesse serbarne cari ricordi. In età matura non parlò mai di lui ad amici e conoscenti. Alla morte del padre, avvenuta nel 1910, Carlo Lamberti veniva a disporre di un cospicuo patrimonio e a partire da quel momento la sua figura di collezionista cominciava a prendere spessore. A quell'epoca risalgono anche le sue prime prove come pittore. Insieme all'amico Piero Belloni Betti soggiornava sulle montagne di Rovetta, dove i due dipingevano e andavano a far visita ad Arturo Tosi. Purtroppo le poche opere rimaste del Lamberti non portano alcuna indicazione di data, così che risulta difficile scalarle nel tempo.  Tuttavia il suo stile, caratterizzato da una pennellata veloce e sintetica che deposita sul supporto una materia densa e grumosa, testimonia l'importanza dell'influenza tosiana e lascia intendere che i suoi inizi di pittore risalgano al primo decennio del secolo, contemporaneamente al suo interesse per il collezionismo che è documentato almeno dal 1905 con un paesaggino donatogli da Piero Belloni Betti. Probabilmente fin da allora, poco più che ventenne, Lamberti avrà pensato di creare una sua raccolta di dipinti, di cui forse un nucleo era già presente nel palazzo di via Cavallotti: quasi certamente dovevano far parte dell'arredo della casa le due tele con vedute settecentesche, così lontane dal suo gusto. Come ci sembrano estranei, o forse documentano solo uno stadio iniziale della sua passione per l'arte, i quattro dipinti antichi a soggetto sacro: un genere per il quale i Lamberti non rivelò in seguito alcun interesse che tuttavia non volle alienare dalla sua collezione che andò sempre più configurandosi con una raccolta quasi esclusivamente circoscritta alla pittura codognese dell'Otto e Novecento Proprio per la loro atipicità abbiamo voluto mantenere questa separazione anche in sede critica, trattandone brevemente e rinunciando alla redazione di singole schede. I due dipinti settecenteschi, una Battaglia e una Marina, sono ne gusto del paesaggio fantastico dell'epoca ma di fattura modesta.  Qualche interesse maggior rivestono la Sacra famiglia con S. Lucia, una piccola tela di scuola lombarda della metà de Cinquecento, e due bozzetti del XVII secolo: una Circoncisione, probabilmente di ambito morazzoniano per l'eleganza delle figure allungate nelle pose tipiche del maestro, e un Sacrificio di Isacco, dove la luce che spiove drammatica sulle spalle del giovane di contro a un cielo livido dichiara l'origine ceranesca del suo autore.  In entrambi i casi si trattava di bozzetti, cioè di piccole prove che venivano sottoposte al giudizio dei committenti per poi servire da modello all'opera finale.  Un'opera finita era invece la settecentesca  Madonna col Bambino, di compassato rigore accademico e di stretta matrice devozionale che si esprime mediante schemi di lontana origine reniana. Non è possibile sapere quante e quali di queste opere vennero acquisite da Lamberti oppure furono ereditate dal padre.  Ad accreditare la seconda ipotesi, almeno per alcuni di questi dipinti, depone il fatto che il palazzo di famiglia non doveva essere privo di testimonianze artistiche visto che Lamberti possedeva una collezione di ceramiche, certamente ereditate dal padre, e una raccolta di stampe di cui alcune a soggetto sacro - e delle quali si conserva ancora un'incisione della raffaellesca Madonna della Seggiola - anch'esse quasi sicuramente appartenenti all'eredità paterna.

A prescindere da questo gruppo, l'interesse di Lamberti collezionista pare orientarsi verso i pittori contemporanei suoi concittadini, sia per la conoscenza diretta di Piero Belloni Betti, di Giorgio Belloni e di Giuseppe Novello, sia per la relativa facilità ad acquistarne le opere. E’ comunque significativo che iniziando la sua collezione presumibilmente intorno al 1910, cioè in coincidenza con la morte del padre e con la conseguente disponibilità finanziaria, Lamberti si preoccupasse di collocarla in un contesto storico raccogliendo opere di pittori codognesi dell'Ottocento quali Angelo Pietrasanta, Costantino Borsa e Alessandro Bertamini. Tutti pittori che egli non poté conoscere personalmente e dei quali le famiglie più in vista del borgo conservavano gelosamente ritratti e caricature di genitori e di nonni. Di Costantino Borsa, un hayeziano poco noto, Lamberti riuscì a procurarsi un bel ritratto femminile.  Del Pietrasanta alcuni acquerelli con sti-idi di costumi, un paio di bozzetti e una grande tela con la fascinosa Lettrice. Del Bertamini possedeva invece una serie numerosa di caricature, ma alcune di queste - come pure qualche tavoletta di Belloni Betti - sono andate perdute nel periodo trascorso tra la morte del Lamberti e l'istituzione ufficiale della pinacoteca. Una grande cornice contenente i,fogli del Bertamini e un piccolo quadro con un acquerello di Pietrasanta compaiono appesi alle spalle del Lamberti nel ritratto che gli fece Novello nel 1925 e che costituisce il terminus ante quem per la loro acquisizione.

Con il definitivo affrancamento dal padre gli interessi più autentici di Carlo Lamberti ebbero finalmente modo di esprimersi: a parte la già ricordata attività di pittore, cui si dedicava di preferenza nella cascina Po Morto ritraendo la solitudine della campagna padana, si facevano più frequenti le sue andate a Milano per visitare esposizioni e mostre d'arte, ma anche per frequentare la Scala: la musica era infatti l'altra sua grande passione. t nel vivace ambiente milanese che Lamberti conosce artisti alla moda come Paul Troubetzkoy o complesse figure di mercanti-pittori come Alberto e Vittore Grubicy che, oltre ad influire profondamente sui gusti del giovane collezionista, compariranno più o meno direttamente nella sua raccolta. Dai pochi indizi di cui disponiamo si ha la sensazione che Vittore Grubicy fosse l'uomo di fiducia di Lamberti cui egli si affidava nell'acquisto di opere importanti. 1 rapporti tra i due, anche se non vi è evidenza documentaria, sono confermati per le opere di Cremona e Gignous. Infatti, benché per i due bellissimi e noti acquerelli che costituiscono i pezzi più alti della Raccolta non vi sia alcuna indicazione di provenienza, per gli altri due dipinti di Cremona un tempo appartenuti al Lamberti, questa è chiaramente indicata in una nota autografa dello stesso Grubicy scritta sul retro. L'acquerello più noto della serie è certamente High Life oggi conservato nella Galleria d'Arte Moderna di Milano. La lunga nota esplicativa apposta sul retro dal Grubicy è importante per conoscere le vicende dell'opera stessa. "Questo acquerello High Life - scrive Vittore Grubicy - fu eseguito da T. Cremona nel 1876, abbinato al suo pendant Le Page boudeur. Subito dopo la morte dell'artista (giugno 1878) il poeta e scrittore Carletto Borghi, fratello del comm.  Fedele Borghi, cominciò a comperare Le Page boudeur riservandosi ad un'annata successiva l'acquisto del compagno. Ma, venuto a Milano il grande amatore di questi tempi j. S. Forbes di Londra, malgrado un prezzo altissimo richiesto, perché non comperasse quest'opera e la lasciasse al Borghi - ne divenne proprietario alla fine del 1878 e la tenne per oltre un quarto di secolo sino alla sua morte. Nel 1888 alla grande "Italian Exhibition in London" i due pendant di Cremona vennero ancora una volta riuniti per gentile prestazione dei rispettivi proprietari comm. Fedele Borghi di Milano e j. S. Forbes Esq.re di Londra (vedi catalogo illustrato). Nel 1900 poi all'Esposizione "La Pittura Lombarda del secolo XIX" (vedi relativo catalogo illustrato) figura il solo Page boudeur perché il compagno era in possesso del Forbes a Londra. Finalmente dopo 32 anni di assenza rientra in patria per richiesta del signor Carlo Lamberti di Codogno. Milano corso P. Vittoria 12, lì 10 marzo 1912 Vittorio Grubicy de Dragon pittore." L'acquerello era dunque ancora di proprietà di james States Forbes quando nel 1912 venne comperato da Carlo Lamberti,- naturalmente con la mediazione di Vittore Grubicy. Questa specie di scambio continuo tra i clienti della ditta Grubicy doveva essere un fenomeno piuttosto diffuso.Lo stesso Lamberti, in data imprecisata, cedette nuovamente High Life a Grubicy il quale poi donò l'acquerello al Comune di Milano nel 1920, anche se nella monografia di A. Neppi del 1931 figurava ancora erroneamente di proprietà Lamberti. t noto che Lamberti, per sua stessa affermazione, avrebbe dovuto vendere dei dipinti importanti per acquistare gli acquerelli del Cremona; ma i termini di questa affermazione, oltre che confermare una sorta di turn over delle opere, sono alquanto labili nel dettaglio e non è dato conoscere quali dipinti avesse alienato in proposito. E’ invece possibile precisare l'anno di acquisto degli acquerelli di Cremona, il 1912, sicuramente documentato per il solo High-Life, ma anche indirettamente per Le curiose e per la Testa di donna che erano esposte alla Biennale di Venezia del 1912 come di sua proprietà. Solo Ripassando la lezione era ancora di Grubicy, ma è probabile che Lamberti lo acquistasse subito dopo la mostra. Da queste vicende possiamo comunque ritenere un dato fondamentale, e cioè che l'interesse di Lamberti per Tranquillo Cremona, ma come vedremo meglio per l'intera Scapigliatura, fu immediato al suo affacciarsi sul mercato d'arte milanese.  Un altro aspetto della vicenda è poi il rinvenimento del quarto acquerello già appartenuto alla collezione di Carlo Lamberti. Si tratta di quella Testa di donna, a mezzo busto, nella maniera franta e a macchie dell'ultimo periodo esposta a Venezia nel 1912.  Nel 1961 venne ereditato, per legato testamentario di Carlo Lamberti, da Giuseppe Novello. L'acquerello riveste un discreto interesse documentario per la nota di Grubicy che in questo caso coinvolge anche Eugenio Gignous, un pittore rappresentato con un'opera nella Raccolta.

"Questo acquerello - scrive Vittore Grubicy sul retro - fu dato a me personalmente da T. Cremona nel 1876. lo lo cedetti in cambio all'amico pittore Eugenio Gignous che lo tenne sino alla sua morte.

In fede Vittore Grubicy de Dragon".

Dopo la morte di Gignous egli dovette ritornarne in possesso e in seguito, forse ancora nel 1912, lo vendette a Lamberti. La familiarità adombrata in questa nota con il pittore verbanese significava probabilmente che Grubicy curava la vendita dei suoi quadri a Milano e non farà dunque specie trovare nella Raccolta un suo dipinto, Riva a Feriolo, che testimonia ancora una volta l'importanza di Grubicy - provenienza quasi scontata per questo dipinto - quale fornitore privilegiato di Carlo Lamberti. La scelta di Gignous ribadisce inoltre l'interesse per la Scapigliatura lombarda, anche se la conferma più significativa della predilezione di Lamberti per le espressioni artistiche caratterizzate dallo sfaldamento delle forme e delle superfici viene dal favore riservato a un altro esponente della Scapigliatura: Paolo Troubetzkoy. Benché Lamberti non fosse particolarmente interessato alla scultura, egli commissionò all'artista un proprio ritrattino in bronzo a figura intera, ma anche uno ad olio, a mezzo busto, entrambi datati 1912.  Forse il rapporto tra i due, probabilmente avviato da Grubicy, dovette anche diventare amichevole visto che Carlo Lamberti possedeva altre due opere di Troubetzkoy. La prima è la versione più antica, firmata e datata 1908, di Angelina seduta con il cane- un'opera di cui era nota solo la versione del 1911, ora presso la Galleria Tret'jakov di Mosca, e il cui bozzetto in gesso è conservato nel Museo del Paesaggio di Pallanza.

Poiché un gruppo in bronzo con questo titolo fu esposto alla VIII Esposizione Internazionale di Venezia del 1909 non poteva trattarsi dell'esemplare oggi in Russia, come già osservava Donatella Gavrilovich nel catalogo della recente mostra di Verbania (1990), bensì - possiamo ora aggiungere - di questo già appartenuto a Carlo Lamberti. L'altra scultura è un Cane accovacciato del 1912, lo stesso anno dei ritratti.  Quello del cane fu un soggetto particolarmente caro a Troubetzkoy che ne allevò alcuni esemplari durante il suo primo soggiorno a San Pietroburgo. Del periodo tra il 1903 e il 1905 sono noti alcuni bozzetti e statue di cani. E' possibile che l'opera già appartenuta a Lamberti fosse nata da un'idea di quegli anni, anche se gettata in bronzo solo più tardi. Nel 1961 le due sculture passarono in eredità a Giuseppe Novello e si trovano ora in collezioni private.

Nei primi anni del nuovo secolo Lamberti aveva stretto amicizia con Piero Belloni Betti e aveva conosciuto Arturo Tosi.  L'apprezzamento, quasi unico, per Belloni Betti fu tempestivo e rivela ancora una volta il suo fine intuito, soprattutto se confrontato con un giudizio espresso da Arturo Tosi parecchi anni dopo.  In una lettera del 1949 indirizzata a Giuseppe Novello in occasione della Mostra dei Pittori codognesi dell'Ottocento per la quale Tosi aveva prestato alcune opere di Belloni Betti, scrisse:

"20 ottobre.  Caro Novello colgo l'occasione di un mio amico per consegnargli otto impressioni di Piero, perché ti giungano nel modo più sollecito possibile.  Per me sono cose di primissimo ordine. lo non le avevo fatte incorniciare e credo che per la data di novembre, da te indicatami, sia impossibile farlo. lo credo che fissate su una tavola con un colore di tela o seta intonato dovrebbero fare grandissimo effetto. Quello era veramente nato pittore! Puoi andare a ritirarle dal Dottor Giuseppe Vismara via Fratelli Galba 9. Cordialissimi saluti. A. Tosi."

Se l'amicizia con Piero Belloni Betti fu profonda, ma breve per la morte prematura del pittore nel 1914, i suoi rapporti col più famoso cugino, Giorgio Belloni, dovevano mantenersi entro i confini di un doppio e signorile riserbo.  Eppure Lamberti doveva ammirare il più noto pittore codognese dell'epoca e di fatto possedeva parecchi suoi dipinti. A lui aveva anche commissionato i ritratti postumi dei genitori, ma probabilmente, pur apprezzandone l'opera, non poteva sfuggirgli quell'aura di buon Ottocento che aleggia nei suoi quadri e che doveva farlo apparire ai suoi occhi ormai fuori tempo. In seguito alla donazione Novello il numero dei dipinti di Belloni conservati nella Raccolta si è notevolmente incrementato ed è passato dai nove iniziali agli attuali ventiquattro, cui va aggiunto l'Auto,ritratto nello studio di proprietà del Comune di Codogno ma ormai in deposito permanente dal 1988. Si tratta dunque della più vasta raccolta pubblica di opere di Giorgio Belloni. Lamberti fu estimatore anche di un altro giovane pittore codognese scomparso a soli ventisei anni: Paolo Polenghi. Di lui rimangono nella Raccolta quattro olii che ben documentano le sue ricerche in un'area postimpressionista sulle tracce del suo maestro Giuseppe Mentessi. A partire dagli anni venti si fa sempre più assidua la frequentazione di Giuseppe Novello. Una sua Fiera di Codogno del 1921 era già nella collezione Lamberti nel 1925 in quanto compare nel Ritratto di Carlo Lamberti che il pittore era stato chiamato a dipingere. Un ritratto per tanti aspetti significativo dove Lamberti posa in camice bianco, da pittore, come già aveva fatto qualche anno prima nel quadro di Piero Belloni Betti, quasi a ribadire la sua  più autentica e mai soddisfatta vocazione di artista.  Oltre alla Fiera di Novello, seminascosta dal vaso di maiolica, sullo sfondo appesi alle pareti sono riconoscibili gli acquerelli di Pietrasanta, le caricature di Bertamini, un bozzetto di Piero Belloni Betti; a terra cornici vuote e altri dipinti non ancora appesi. Di fatto, per quanto Lamberti non avesse mai smesso di dipingere, questi anni corrispondono anche al suo maggior impegno nel campo della produzione artistica. Forse su pressione di Novello egli accettò di esporre una sua opera alla Esposizione autunnale del 1924 alla Permanente di Milano. Al numero 294 del catalogo ufficiale della mostra figura infatti Inverno di Carlo Lamberti, con ogni probabilità si tratta della tela dal medesimo titolo-esposta nella Raccolta e che ritrae la cascina Po Morto sotto la neve. A conferma del rapporto amichevole che fin da quegli anni si era instaurato tra Novello e il "signor Lamberti" - così lo chiamava con il consueto signorile distacco - trascriviamo la dedica del pittore rinvenuta su un foglietto incollato dietro al ritratto del 1925: "Al caro Lamberti perché si ricordi non solo di essere un bell'uomo ma anche dell'affezionatissimo amico Beppe Novello.  Codogno 1926".

Il foglietto reca anche un saggio precoce della sua vena umoristico-caricaturale: in alto a destra è presente infatti una silografia in cui un cagnolino (un "novello" appunto) espleta i suoi bisogni fisiologici sopra un librone di diritto tenendo in bocca un pennello, spiritosa allusione alla sua mancata carriera di dottore in giurispru denza e alla libertà dell'artista.  Attraverso Novello, Lamberti ebbe modo di conoscere Mario Vellani Marchi, Bernardino Palazzi, Ottavio Steffenini e il gruppo di Bagutta. Novello non mancava inoltre di portare a palazzo Lamberti amici e conoscenti quali Riccardo Bacchelli o, più vicino a noi, Indro Montanelli. La sua attività di collezionista era però venuta meno, forse anche a causa delle condizioni economiche che, pur buone, non permettevano acquisti avventati. L'ultima opera che entrò nella sua collezione fu Riva degli Schiavoni, di Novello, datata 1952.

Alla sua morte, nel 1961, la collezione contava poco più di una cinquantina di pezzi. Per suo stesso volere i quadri e le altre opere, eccetto quelle lasciate a Novello, avrebbero dovuto essere conservate nel palazzo di Codogno, ma non pensò mai all'istituzione di una pinacoteca. Per la sua riservatezza non gli era sorta, forse, l'ambizione di lasciare una così forte traccia di sé. Fu merito di Giuseppe Novello intuire che quella preziosa collezione, per quanto settoriale e numericamente limitata, poteva costituire il nucleo fondamentale di una raccolta d'arte aperta al pubblico, forse prendendo lo spunto da quella pionieristica Mostra dei pittori codognesi dell'Ottocento che lui stesso aveva ordinato nel 1949 nel palazzo comunale di Codogno esponendo anche alcuni pezzi di proprietà Lamberti. Novello dovette perseguire con impegno tale scopo, tanto che si preoccupò anche di recuperare alcuni dipinti che dopo la morte di Carlo Lamberti furono sottratti dai locali del suo palazzo. Acquistati a sue spese sul mercato antiquario vennero da lui consegnati nel marzo 1967 al presidente della Fondazione monsignor Gennari. Intanto la Fondazione era stata riconosciuta e il suo statuto approvato con decreto del Presidente della Repubblica in data- 12 luglio 1963. Poco dopo iniziavano i lavori di riadattamento al palazzo secondo le esigenze dell'Istituto e perché fosse "eseguita la volontà del signor Carlo Lamberti - scriveva monsignor Gennari a Novello - di riunire in un decoroso ambiente tutte le opere che gli appartennero". Terminati i lavori, tre sale del piano nobile vennero destinate ad accogliere la raccolta di quadri ordinata da Giuseppe Novello con l'aiuto del segretario della Pro Loco Emilio Gnocchi. Il 17 novembre 1973, in concomitanza con l'annuale Fiera di Codogno, la "Raccolta d'Arte Carlo Lamberti" veniva ufficialmente aperta al pubblico alla presenza del ministro per i Beni Culturali Camillo Ripamonti. L'impegno di Novello a favore della Raccolta non venne meno neppure dopo che il suo progetto si era concretizzato: suo obiettivo era che tutti i pittori codognesi vi fossero rappresentati, così nello stesso anno di apertura della pinacoteca si era procurato un dipinto di Enrico Groppi e nel 1978 aveva ottenuto da Luigi Brambati, che aveva proprio allora esposto a Codogno, due dipinti "bretoni".

Nel 1979 con altrettanta generosità e lungimiranza la signora Maria Giulia Acerbi, che era stata membro del consiglio della Fondazione, donava un ritratto di Arturo Rietti e un paesaggio di Mario Vellani Marchi, due artisti che Carlo Lamberti aveva conosciuto pur senza acquistare loro opere. Negli anni ottanta la Pro Loco di Codogno iniziava una serie fortunata di esposizioni dedicate a pittori contemporanei, quasi sempre amici di Novello e del gruppo legato ai galleristi Consonni della Ponte Rosso di Milano, tra questi ricordiamo Pellini, Consadori, Pastorio, Longaretti, Filocamo, Lanaro, dei quali Novello si procurò alcune opere da destinare alla Lamberti. Per legato testamentario di Giuseppe Novello, morto all'inizio di febbraio del 1988, della sua ampia collezione venivano destinati alla Lamberti tre suoi dipinti, quindici di Giorgio Belloni, uno di Vellani Marchi, un pannello contenente quindici bozzetti di Piero Belloni Betti, il ritratto di Belloni Betti dello scultore Leoni e il bronzo di Troubetzkoy col ritratto di Carlo Lamberti che questi gli aveva lasciato nel 1961.  Il lascito veniva ulteriormente incrementato dalla donazione di Carla e Maria Zucchelli comprendente un paesaggio di Arturo Tosi, uno di Belloni Betti e il ritratto di Novello di Giorgio Tabet.

A testimonianza di questo continuo incremento della Raccolta si deve registrare un'ultima volontà di Novello che dava indicazioni perché gli eredi conservassero per qualche tempo ancora dopo la sua morte il Ritratto della sorella Antonietta di Giorgio Belloni e ne facessero quindi donazione alla Raccolta Lamberti. Per loro gentile concessione riproduciamo il ritratto che sarà prossimamente destinato alla Lamberti e che testimonia delle grandi doti di ritrattista di Belloni.  In seguito a questi ultimi lasciti il numero dei dipinti della Raccolta è considerevolmente aumentato.

Per una migliore esposizione il presidente della Pro Loco Emilio Gnocchi, che ha sostituito Novello nella funzione di curatore della collezione, otteneva nel 1988 la concessione di due nuove sale.

Oggi, a trent'anni dalla scomparsa di Carlo Lamberti, e a venti dall'istituzione della Raccolta d'Arte, il patrimonio iniziale è quasi raddoppiato contando il numero di novantatre pezzi, più quattro paesaggi di Carlo Lamberti non esposti. Tuttavia si riscontra la stessa situazione di emergenza di vent'anni fa, quando dalle colonne dei giornali locali si accoglieva con vivo plauso l'istituzione della Raccolta d'Arte Lamberti ma se ne lamentava il limitato orario di apertura alla sola mattinata del sabato. Ora che la Raccolta Lamberti occupa sette sale e che il suo patrimonio si è notevolmente accresciuto, la visita è concessa solo per appuntamento e su gentile assistenza dei volontari della Pro Loco.  Ben consci delle difficoltà gestionali e degli oneri che gravano su tali istituzioni, dobbiamo però anche riconoscere, ed è il caso della Lamberti, il loro profondo valore storico ed estetico e la loro specificità caratterizzante che non può scadere a mera contingenza. Ora che l'intuizione di Carlo Lamberti ha trovato una sua precisa configurazione è auspicabile che tutta la comunità codognese riesca a gestire in modo razionale ed efficiente questo straordinario patrimonio.

In un contesto più ampio di giacenze culturali e di riscoperta del territorio, dove negli ultimi tempi si assiste a una considerevole richiesta di turismo culturale, la Raccolta Lamberti può certamente ambire a una migliore collocazione nella pur vivace articolazione dei musei lombardi.