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BREMBIO
E’
Comune posto presso la strada che da Lodi porta a Casalpusterlengo, sulla riva
destra del fiume Brembiolo. Il toponimo del luogo deriva dalle voci galliche “brem”,
che vuol dire “risuonare”: con allusione, appunto al fatto che nei pressi
scorre il fiume Brembiolo.
Brembio
è luogo antichissimo; il ritrovamento (nel 1834) di un vaso di terracotta
contenente monete d’oro d’epoca romana può far pensare che i primi
stanziamenti nella zona risalgano all’epoca dell’imperatore Aureliano.
Venendo ad epoca meno remota, si sa che il re longobardo Liutprando Flavio donò
al monastero di San Pietro nei pressi di Pavia da lui stesso fondato, 21.000
pertiche di terra sparse in vari territori del lodigiano (fra i quali questo di
Brembio). Poi (250 anni dopo, all’incirca) i benedettini di San Michele
al
Brembio dovevano disboscare e mettere a coltura vaste zone di questo stesso
territorio.
Nel
1051 tale Adalberto figlio di Alberico “de loco Brembio”, dona alcune terre
ad una chiesa di Lodi, il cui vescovo aveva fondi e diritti su parte del paese.
In Brembio già a quei tempi esisteva un castello, residenza di alcune famiglie
proprietarie della zona che si opponevano all’impero. Dopo la vittoria
riportata da Federico II a Corte nova, le truppe imperiali che rientravano in
Lodi si impadronirono delle proprietà di queste famiglie che per ordine del
podestà di Lodi, Mainero del Borgo, furono obbligate nel 1243 a non avere più
possedimenti nel territorio di Brembio. Ma poi, dopo la morte dell’imperatore
Fedrico, scoppiarono a Lodi sanguinosi tumulti in conseguenza dei quali quelle
stesse famiglie poterono rioccupare Brembio.
Nel
1499 Erasmo Triulzi riceveva in dono da Luigi XII i feudi di Brembio e Secugnago.
Quello
di Brembio veniva comprato nel 1573 da Ferdinando Vistarini. Nel 1583 Brembio
veniva conferito alla famiglia dei Negroli. Sotto gli spagnoli, anche Brembio fu
costretto a sopportare le angherie di quelle soldataglie che particolarmente
infierirono su questo paese nel 1618, saccheggiando e incendiando le case.
Verso
la fine di quello stesso secolo Brembio fu abbandonato dalle suore Orsoline, che
avevano un convento nei pressi dell’antico castello, e che si trasferirono a
Lodivecchio nel monastero dei canonici di Sturla.
Di
Brembio fu Andrea Cornali, rettore prima di Sant’Angelo e poi di Codogno, ove
dedicò il proprio patrimonio alla erezione di quel Seminario, e dove fu fatto
Principe della locale Accademia di Novelli, fondata dal suo antecessore Cesare
Berinzago.
Arciprete
di Brembio, per lungo tempo, fu Vincenzo Cassinelli, uomo dotto e pio, che fu,
per un decennio, missionario nelle Indie, direttore del seminario lodigiano e
riordinatore del Collegio Lombardo in Roma.
Dal
censimento del 1931, la popolazione di Brembio risulta di 3239 abitanti.
Brembio
ha dato alla grande guerra 46 caduti con 3 decorati al valor militare.
CHIESE
E MONUMENTI
Risale
al 1731 la costruzione della chiesa e relativa casa parrocchiale ad opera di
Gerolomini di Ospedaletto. Qui, nella prima metà del XIII secolo, era stato
fondato un ospedale, ad iniziativa degli Abboni (una di quelle famiglie che si
erano opposte a Federico II). E poi quell’ospedale, chiuso nel 1472, doveva
essere incorporato dall’Ospedale Maggiore di Lodi per diventare infine (nel
1535) dei domenicani.
Nello
stesso anno 1731 (anno della fondazione parrocchiale) veniva iniziata la
costruzione di quello che sarebbe diventato in seguito Palazzo Andreani.
L’edificio dopo essere stato incamerato dal governo austriaco nel 1772, venne
ceduto prima al conte Andreani e poi ai padri barnabiti. Attualmente è sede del
municipio. Posto al centro del paese, accanto alla chiesa, presenta una pianta a
corte centrale, con un interessante doppio triportico con colonne binate posto
all’interno. La facciata, con un portale che immette nel cortile interno, è
ricca di fregi e decorazioni. Il portico principale è coperto da volte a vela e
conduce ad uno scalone a due rampe munito di balaustra in pietra scolpita a
volute. L’interno è diviso in grandi saloni e gallerie con soffitti a volta.
Nella
campagna di Brembio, nel susseguirsi delle coltivazioni interrotte a volte da
filari di pioppi e a volte da canali irrigui, sorge la Cascina Palazzo, una
costruzione seicentesca che si presenta cintata da mura come un antico castello.
La dimora propriamente detta sorge all’interno di una corte rustica ed è a
pianta quasi quadrata. Sulla sua destra si eleva una torretta d’angolo che
serve da belvedere. Sulla sinistra, ad elle, il corpo principale si innesta con
la residenza del fattore, che è preceduta da un porticato. Un altro porticato,
molto manomesso, si trova nella parte centrale della costruzione, arricchita
anche dalla presenza di un balconcino in ferro battuto. Alla villa si accede per
mezzo di un portale seicentesco, decorato a raggiera.