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Comune
posto sulla sinistra del Po, a breve distanza dallo sfocio dell'Adda nel grande
fiume.
Il
toponimo di Castelnuovo Bocca
d'Adda rispecchia la sua posizione geografica: il territorio del paese si
estende infatti dove l'Adda riversa le sue acque nel Po, anche se il nucleo
abitato sorge alquanto a sud rispetto al punto di confluenza.
Un
tempo i campi, ora protetti dagli argini, erano periodicamente invasi dalle
acque che straripavano dai due fiumi e che, nel ritirarsi, davano luogo a zone
palustri. Pertanto, fin dal Medioevo, si impose la necessità di prosciugare le
terre con opere di bonifica. Castelnuovo Bocca d'Adda sorge in una zona
sicuramente emersa in antico dalla pianura sottostante, visto che prima del XII
secolo il luogo, per le sue notevoli prerogative di difesa, fu fortificato.
Luogo
conteso durante i secoli fra le vicine città di Cremona e Piacenza per la sua
singolare posizione strategica, incuneato com'è fra i due alvei dei fiumi,
ebbe, pare, importanza notevole fin dall'epoca romana. Si tramanda che già i
galli avessero intuito la possibilità di farne una zona militare e che i
romani, dopo la fondazione di Cremona e di Piacenza, lo avessero fortificato e
scelto come punto di riferimento per successive conquiste. Si sa inoltre che,
fin da tempi antichissimi, qui esisteva un porto ove giungeva il sale, portato
dai comacchiesi che risalivano il Po. Le notizie più dettagliate risalgono però
ad epoche posteriori, quando, nel Medioevo, compaiono i primi documenti che
testimoniano le vicende dell'abitato, ormai non più adibito alla sola funzione
militare. Nel IX secolo le terre fra Adda e Po, secondo la narrazione degli
storici lodigiani, furono donate
all'abate di San Sisto di Piacenza, i cui successori le tennero anche durante i
secoli seguenti. Nel 1139 compare il nome di Castelnuovo, toponimo significativo
di una ricostruzione della fortezza , avvenuta in tempi che non conosciamo, ma
che chiaramente ci suggerisce vicende travagliate, caratterizzanti
la vita del paese per tutto il Medioevo. Il luogo che più tardi ebbe il
nome di Castelnuovo Bocca d'Adda, si chiamava allora Isola di Roncarolo o
Roncarolo semplicemente: e da allora, comincia il nuovo nome Castelnuovo, a cui
si aggiunge l'attributo di Bocca d'Adda per distinguerlo da altri numerosissimi
omonimi nelle diverse zone d'Italia.
Alla
fine del XII secolo, l'abate di San Sisto dovette cedere tutti i suoi diritti su
Castelnuovo ai cremonesi , che provvidero a costruire una rocca più ampia della
precedente, portandola a termine nel XIII secolo. Si ricordano numerosi scontri
fra cremonesi e piacentini per il possesso del castello, a cui si intrecciarono
i contrasti fra i diritti dell'abate di San Sisto e quelli del vescovo di Lodi.
Fra le diverse distruzioni a cui fu soggetta la rocca, si ricorda quella
avvenuta nel 1311 ad opera dei piacentini, quando essi espugnarono la fortezza
tenuta da Cremona, che si era ribellata all'imperatore Enrico VII. Solo
dopo pochi anni , nel 1314, Castelnuovo fu conquistato da Galeazzo Visconti;a
questa famiglia il paese rimase durante
il corso del secolo XIV, finché all'epoca di Bernabò Visconti la rocca fu
nuovamente fortificata . Non cessarono però le contese che perdurarono anche
nel XV secolo, quando il castello passò dapprima al Capitano di Ventura Cabrino
Fondulo e fu poi ripreso dai Visconti.
Il feudo faceva ormai definitivamente parte dei domini milanesi quando gli
Sforza ne investirono dapprima Carlo Fiesco, poi il pavese Filippo degli
Eustacchi e, nel 1492, il cremonese Marchesino Stanga , fedele al duca.
Attraverso varie vicende la famiglia Stanga riuscì a mantenere il possesso fino
alla soppressione dell'istituto dei feudi
Come
luogo di confine degli Stati Parmensi, a Castelnuovo esisteva pure, a quei
tempi, una Ricevitoria doganale.
Gli
Stanga lasciarono nel paese il segno della loro presenza, a partire dalla
costruzione che si vede emergere(per chi viene dalla valle del Po) su tutto
l'abitato, con una mole che richiama, nella sua vastità un'antica fortezza. E'
il loro palazzo, nato dalla trasformazione settecentesca di una parte del
precedente castello. Mentre il palazzo degli Stanga si presenta ancora ben
leggibile sul corpo principale della fabbrica, i resti dell'antico castello sono
in stato di grave degrado. Nonostante le continue manomissioni dovute ai diversi
passaggi di proprietà, è tuttora possibile ammirare l'impronta scenografica
dell'accesso al palazzo, posto fra due cortine murarie, su una delle quali sono
inseriti tre ritratti rinascimentali (di
profilo, in bassorilievo) di personaggi della famiglia; l'ingresso
settecentesco, è fiancheggiato da due piccoli portali laterali, graziosamente
decorati. Il corpo rettangolare del palazzo, risalente al 1705, con finestre
ornate da una cornice superiormente sagomata, si profila alla destra
dell'entrata; un colonnato costeggia il giardino nella zona posteriore, creando,
insieme ad un muro traforato da aperture sagomate, un angolo suggestivo verso la
campagna.
In
ogni angolo del paese, anche sulle facciate delle abitazioni è possibile
imbattersi nello stemma degli Stanga, che hanno improntato dei loro fattivi
interventi sia l'abitato sia le più importanti opere d'arte. A pochi passi dal
palazzo si incontra la nobile costruzione cinquecentesca della cappella Stanga,
annessa alla chiesa parrocchiale. Quest'ultima fu consacrata nel 1471 e dedicata
a Maria Nascente; rimaneggiata nel 1761 (modifiche che le dettero l'aspetto
attuale), restaurata ulteriormente nel nostro secolo, ora si presenta a una sola
navata divisa in cinque campate, arricchita da pregevoli altari settecenteschi e
da dipinti di buona fattura, fra i quali emerge una pala che raffigura la
Madonna del Rosario, risalente al
1599.
Sulla
sinistra della chiesa si apre la cappella degli Stanga, di impianto ottagonale, caratterizzata,
sia all'interno che all'esterno, da un fregio classico sormontato su ogni lato
da "serliane" che conferiscono particolare luminosità all' ambiente.
L'interno conserva pezzi di un certo pregio: un altare in scagliola, recante al
centro lo stemma degli Stanga, un'icona lignea riccamente modulata e una
pregevole fonte battesimale in pietra, del 1571, che si contraddistingue per la
sobrietà delle linee. Non lontano dalla parrocchiale è ancora visibile, al
centro del paese, l'ampia mole della chiesa di Santo Stefano, dalla facciata
settecentesca, purtroppo ormai sconsacrata e adibita a magazzino.
Un'altra piccola cappella, dedicata alla Madonna di Campagna, sorge isolata all'estremità del paese, lungo la via per Meleti.
Nell'ottocento
fu eletta dagli Stanga come loro cappella mortuaria ed è per questo che ancora
oggi alle pareti sono apposte le lapidi funerarie di vari personaggi della
famiglia.
Sulla
stessa via, un poco discoste dal paese, si dispongono le case della frazione di
Sant'Antonio (l'unica di Castelnuovo Bocca d'Adda). Vi sorge un oratorio
dedicato a S. Antonio Abate, risalente al XVII secolo. All'interno si conserva
una pregevole statua in legno del Santo.
Non
si hanno più tracce delle chiese antichissime di S. Michele e S. Bartolomeo.
Castelnuovo vantava un antichissimo ospedale intitolato a S. Mamerte, di cui si
ignora l'origine, ma che, certamente fu posteriore al 1261. Allorché si trattò
di incorporarlo nell'Ospedale Maggiore di Lodi, come avvenne di tutti gli altri
Ospedali del Lodigiano.
Nel
paese si ha memoria di un'altro ospizio di monaci dell'ordine di S. Benedetto,
soppresso nel 1782. L'antico convento è, ora, ridotto ad uso di abitazione
civile: né si conserva altro che una piccola immagine della Vergine col
Bambino, dipinta su un angolo del muro esterno di cinta; immagine per la quale
il popolo nutre una speciale venerazione.