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E’ comune posto sulla destra dell’Adda in un territorio abbondantissimo in pascoli e risi.
Il nome deriva da Castrum legionis, Castillionum: Castionum è nominato nelle carte medioevali.
Si erge sulla pianura lodigiana, digradante in parte ad ovest ed in parte ad oriente verso il fiume, il castello di Castiglione d’Adda, il punto più evidenziato del paese, posto a nord di esso, in posizione quasi isolata, che compare improvvisamente davanti a chi proviene dalla sponda cremonese.
La posizione elevata di questa località, che offriva una naturale possibilità difensiva, favorì ben presto la formazione di un borgo.
Si ha memoria di questo luogo importante fin dall’antichità, è ricordato in documenti del 1039, si sa che nel 1126 faceva parte dei beni dei vescovi di Lodi, che qui avevano un castello e ne furono a lungo i possessori; l’imperatore Federico Barbarossa confermò tali diritti nel 1164, dopo che i milanesi nel 1158 avevano devastato, mentre inseguivano i lodigiani, vari paesi, fra cui Castiglione.
L’anno 1295, Matteo Visconti aveva occupato Castiglione circondandolo di mura ed affidandole la difesa ai banditi lodigiani e cremaschi. Poco dopo, lo stesso Matteo costrinse gli assedianti a ritirarsi per la difesa di Lodi. L’anno successivo, il 17 febbraio, Dino di Musello, dottore in legge, discusse in consulto legale e affermò al comune di Lodi il diritto di tenere podestà e custodi nel castello " di Castione". Così la città aveva rivendicato questo diritto a difesa del proprio territorio.
L’anno 1281, il Castello fu preso dai milanesi, a danno dei lodigiani.
Il 21 maggio 1299, il vescovo di Lodi Bernardo Talente, Concesse in affitto ad Antonio Fissiraga, signore di Lodi, per 24 anni e mezzo, il castello di Castione. I beni locali furono confermati al vescovo di Lodi Egidio dell’Acqua, con diplomi del 7 e 8 gennaio 1311 di Arrigo VII.
Il castello fu poi, nel 1314, dopo la morte di Arrigo VII di Lussemburgo, espugnato dai guelfi che vi posero un loro presidio.Questo però non impedì che i Visconti in seguito si impadronissero ugualmente del borgo.
Nel XV secolo, avendo Venezia occupato il cremasco, tentò di entrare anche nei territori sulla destra dell’Adda, ma, nonostante qualche successo, l’esercito veneto dovette ritirarsi entro i confini dei suoi domini. Nel 1478 il duca di Milano Gian Galeazzo Sforza investì del feudo di Castiglione Carlo Fiesco, di origine genovese, al quale successe la famiglia Pallavicino, ma alla morte dell’ultimo erede dei Pallavicino, nel 1581, Castiglione cambiò nuovamente feudatario e fu affidato alla famiglia Serbelloni, che ne tenne il possesso fino al 1802. Non mancarono durante il XVI secolo vari fatti d’arme che sconvolsero il paese; durante il secolo successivo esso fu tenuto sempre sotto controllo dalla Spagna per timori da parte della Serenissima e solo col Settecento, dopo la guerra di successione spagnola, la vita scorse molto più tranquilla, ma relativamente, perchè in quegli anni vi furono a Castiglione una memoranda invasione di cavallette e due scosse di terremoto con danni rilevanti.
Una leggenda raccolta dall’Agnelli, narra che l’ultimo Pallavicino ebbe per seconda moglie Gerolama Viritelli, contadina delle montagne piacentine, sposata dal patrizio quando, abbandonandosi a vita oscura, si propose di impalmare la prima donna che si sarebbe presentata al suo palazzo. La montanara fu donna molto saggia e di gran senno: "donna" dice il Crescenzi, "degna di una corona". Curioso è ricordare che, quando nel 1797 si vollero strappare tutte le insegne dei nobili ai sepolcri, aperto quello in cui Gerolama giaceva accanto al marito, fu trovata con gli zoccoli e con l’abito di montanara perchè non volendo, dopo le illustri nozze, dimenticarsi l’umile sua origine, aveva ordinato di essere sepolta con gli abiti che indossava il giorno in cui aveva incontrato il Pallavicino.
Sullo scorcio del XIX secolo, a spese delle provincie di Milano e Cremona, venne gettato un ponte di ferro sull’Adda, in località Bocca di Serio, unendosi, così, Crema con Codogno, mediante strada provinciale debitamente aperta.
CHIESE E EDIFICI STORICI
L’impronta dell’antico borgo rimane ancora oggi il carattere fondamentale del paese, l’abitato si presenta col tipico aspetto di un tessuto compatto raccolto intorno ad una lunga via principale, dominato ad un’estremità dal castello e interrotto qua e là dalla presenza delle varie chiese.
La chiesa parrocchiale, che si eleva in una posizione particolarmente suggestiva, tra il dosso e il piano, un poco discosto dalla strada centrale, è preceduta da una scenografica scalinata degna della monumentalità del tempio ed è dedicata a Santa Maria Assunta. Dalla documentazione medioevale risulta che già nel 1126 un’antica chiesa in Castiglione era dedicata a Santa Maria. Le cronache locali parlano di una riedificazione avvenuta nel 1570, favorita dal feudatario, marchese Girolamo Pallavicino, in sostituzione della chiesa più antica. Essa era chiusa da una facciata che conosciamo attraverso una fotografia precedente l’ultimo intervento: divisa verticalmente in tre scomparti da lesene, con una zona centrale più elevata, terminante a timpano triangolare, si avvaleva di due raccordi che collegavano la fascia preminente con le due laterali minori, arricchite agli estremi da due slanciati pinnacoli. l’impianto interno, a tre navate, rispecchiante i canoni costruttivi dell’epoca, venne rispettato nei rimaneggiamenti successivi; fra questi, degno di menzione quello effettuato fra il 1818 e il 1820 dall’architetto cremonese Faustino Rodi, che aprì nella zona antistante il presbiterio una tazza sostenuta da otto lisce colonne. Nel 1959 la chiesa fu oggetto di un rinnovamento abbastanza radicale nella facciata, che assunse il volto attuale, in cotto sottolineato lesene angolari e fasce marcapiano, con un finestrone che alleggerisce la zona superiore e la sommità racchiusa da un timpano triangolare. Anche la scalinata d’accesso fu modificata in senso più imponente, nello stesso tempo in cui veniva consolidata.
Una mirabile costruzione, la Chiesa dell’Incoronata, nonostante il trascorrere dei secoli, si propone con una veste quasi intatta nei dati essenziali che hanno caratterizzato la cultura architettonica del tempo; dalle equilibrate proporzioni, di stampo lombardo, assegnabile alla fine del quattrocento o ai primi del cinquecento, si erge verso sud, quasi a conclusione del nucleo abitato.
A tre navate, scandite da teorie di archi a tutto sesto incorniciati da eleganti decori in terracotta rossa, impreziosita da un fregio che sovrasta le arcate delineato da nastri sinusoidali, ovuli, dentelli, palmette, la chiesa offre un delizioso esempio del gusto rinascimentale, interpretato secondo lo specifico modulo padano.
La facciata, chiaramente squadrata dalle lesene laterali, presenta una liscia superficie in mattoni a vista, culminante in un timpano triangolare (solo due paraste che terminano a metà altezza interrompono la distesa del paramento murario); la ravvivano l’oculo centrale e le tre aperture delle porte classicamente costruite.
Il fianco (il meglio conservato è il destro, verso la via) riprende l’elemento delle finestre circolari, che si susseguono lungo tutta la superficie con regolarità. L’agile campanile, costruito secondo canoni più tardi, in chiaro contrasto con il complesso armonicamente strutturato.
All’interno della chiesa è conservato un importantissimo polittico, situato al centro del presbiterio, che in una cornice riccamente intagliata e dorata raffigura la Vergine Incoronata, la Crocifissione e Santi; esso è considerato uno dei più preziosi documenti della cultura pittorica nel territorio della Bassa lombarda del cinquecento.
Non si conosce la data esatta di fondazione della chiesa di San Bernardino; forse nella località già esisteva un oratorio dedicato al Santo senese, assegnabile alla seconda metà del Quattrocento; l’edificio attuale però risale ad epoca più recente e fu concluso nel 1613. Ad un unica navata chiusa da un ampio coro, custodisce in una cappella a sinistra, ornata da pregevoli stucchi, un polittico affresco, diviso da cornici in terracotta, con scene della vita di Maria, quali l’Annunciazione e l’Adorazione del Bambino,unite alla presenza negli scomparti laterali, di figure di Santi francescani, mentre alla sommità compare il Cristo nel sepolcro fra la Madonna e San Giovanni. L’opera di sicuro rilievo artistico, non ha avuto finora un’attribuzione certa, si situa nell’ambito della pittura lombarda tra quattrocento e cinquecento. Di fronte un’altra cappella dedicata a San Isidoro, patrono degli agricoltori.
Di fronte alla chiesa un minuscolo edificio settecentesco dalle linee fortemente sagomate secondo i canoni barocchi, arricchito da pesanti volute e fregi decorativi, è testimonianza dell’antico cimitero che era sorto nei primi decenni del settecento e che fu utilizzato fino ai primi del XX secolo.
Del 1616 è la chiesa della SS, Annunziata, che tuttora sussiste al centro del paese in una raccolta piazzetta
a cui fa da sfondo. La facciata a due ordini, divisa da lesene e decorata da quattro nicchie con Santi e due pinnacoli laterali, si conclude nel classico frontone triangolare; lìnterno, di uguale linearità, si apre in un’unica navata a tre campate con volta a botte, chiusa da un lungo coro, costruito nel 1739.
L’antico castello molto probabilmente era situato nella stessa posizione in cui oggi si innalza la mole dell’imponente edificio, che fu il palazzo dei feudatari del luogo, ma che rivela un’origine di fortezza .
A impianto quadrangolare, costituito da quattro corpi di fabbrica raccordati da torrioni angolari, di cui uno solo alquanto sopraelevato, mostra soprattutto nel cortile e nella facciata le tracce della trasformazione cinquecentesca: dall’entrata si domina nel cortile, sul lato opposto, un porticato con tre archi a tutto sesto sostenuti da colonne binate; sulla fronte si apre un monumentale arco d’ingresso centrale, mentre la cortina muraria si arricchisce di un motivo continuo a bugnato e da parti decorativi di notevole rilievo, come la fila delle mensole sommitali intervallate con una serie di volti scolpiti in vari atteggiamenti ed alcuni originali mascheroni disposti sulla superficie di tutta la facciata.
ECONOMIA
Il paese fondato su un’economia diversificata trae le sue origini sia dall’artigianato, sia dalla fertilità della campagna.
Un’antica tradizione locale ha la produzione della biancheria, che occupa la manodopera femminile.
Abbastanza numerose sono le imprese edili a conduzione artigianale.
La zona tuttavia, è sempre stata tradizionalmente agricola.; la fertile campagna è utilizzata per la monocoltura del mais o per i prati, per l’allevamento dei bovini da latte.
La presenza dell’Adda al confine con la provincia di Cremona ha determinato l’inserimento del paese nel costituendo Parco dell’Adda Sud.